https://doi.org/10.4081/gimle.986
P032 | LAVORO NOTTURNO ED ALTERAZIONI METABOLICHE NEL PERSONALE SANITARIO: UNO STUDIO OSSERVAZIONALE
Lorenzo Califano, Margherita Licito, Giulia Di Cosimo, Giorgia Nobili, Luca Coppeta, Andrea Magrini | UOC Medicina del Lavoro, Dipartimento di Medicina dei Sistemi, Fondazione PTV Policlinico Tor Vergata / Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Roma, Italia
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Obiettivi. Valutare l’associazione tra lavoro notturno e rischio di fibrosi epatica, stimato mediante indice FIB-4, in una popolazione di lavoratori sanitari sottoposti a sorveglianza sanitaria periodica.
Metodi. È stato condotto uno studio osservazionale trasversale su 383 lavoratori sanitari del Policlinico Tor Vergata. La popolazione è stata suddivisa in lavoratori notturnisti e non notturnisti. Sono stati analizzati dati clinici e laboratoristici derivanti dalla sorveglianza sanitaria, includendo: età, sesso, BMI, pressione arteriosa, glicemia, HDL, AST, ALT, piastrine e FIB-4. Sono state effettuate analisi univariate, stratificazione per classi di età e regressione logistica multivariata.
Risultati. I non notturnisti mostravano valori medi di FIB-4 superiori rispetto ai notturnisti (0,943 vs 0,824; p=0,00146). La prevalenza di FIB-4 elevato era pari al 15,6% nei non notturnisti e all’8,1% nei notturnisti (p=0,0264). Tuttavia, i non notturnisti risultavano mediamente più anziani (mediana 48 vs 40 anni; p<0,001). Dopo stratificazione per età, le differenze nei valori di FIB-4 tra gruppi si riducevano fino a scomparire. Alla regressione logistica multivariata, l’età emergeva come unico predittore indipendente di FIB-4 elevato (OR 10,177; p<0,001), mentre il lavoro notturno non mostrava associazione significativa (OR 0,626; p=0,178).
Conclusione. Nel campione studiato, il lavoro notturno non risulta associato in modo indipendente a un aumentato rischio di fibrosi epatica stimato mediante FIB-4. L’apparente associazione osservata nelle analisi iniziali sembra attribuibile principalmente alla diversa distribuzione dell’età tra i gruppi. I risultati confermano l’importanza del controllo dei fattori confondenti negli studi di epidemiologia occupazionale. Lo studio è attualmente in corso di aggiornamento con inclusione di nuovi pazienti, integrazione di ulteriori dati clinico-laboratoristici e migliore caratterizzazione dell’esposizione al lavoro notturno.
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