https://doi.org/10.4081/gimle.973
P019 | PERCEZIONE DEL RISCHIO TERMICO E ANALISI EPIDEMIOLOGICA ED ECONOMICA DEGLI INFORTUNI OCCUPAZIONALI: UN CASO STUDIO
G. Guerri1, M. Bonafede1, M. Bigliardi2, M. Bertolotti3, M. Bronchi3, M. Farotto3, A. Maconi3, L. Mulazzi2, A. Marrocco1 | 1Inail, Dipartimento di Medicina, Epidemiologia, Igiene del lavoro ed ambientale, Laboratorio di Epidemiologia, Roma, Italia; 2Fondazione Nazionale Sicurezza Rubes Triva, Roma, Italia; 3Dipartimento Attività Integrate Ricerca Innovazione. Azienda Ospedaliero Universitaria "SS. Antonio e Biagio e C. Arrigo", Alessandria, Italia
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Obiettivi. Caratterizzare percezione e conoscenza del rischio caldo nei lavoratori di un’azienda italiana di igiene ambientale e analizzare gli infortuni occorsi in relazione agli indicatori di stress termico ed i costi aziendali ad essi imputabili.
Metodi. È stato condotto uno studio osservazionale attraverso la somministrazione di un questionario relativo alla percezione e alla conoscenza del rischio al caldo (anni 2025-2026). Parallelamente, è stato costruito un dataset degli infortuni occorsi nel periodo 2020-2025 che è stato oggetto di analisi quali-quantitativa in relazione allo stress termico da caldo e da freddo, mediante l’indicatore UTCI (Universal Thermal Climate Index). Sulla base della categorizzazione degli infortuni, sono stati stimati i costi diretti economici associati a quelli correlati a temperature estreme.
Risultati e conclusioni. Lo studio ha coinvolto circa 120 lavoratori, che mostrano una moderata percezione del rischio: il caldo è riconosciuto come potenzialmente letale e i lavoratori si dichiarano esposti durante l’attività estiva. La conoscenza tecnica risulta invece parziale: solo il 14,7% risponde correttamente a tutti gli item, con lacune rilevanti sugli effetti psicologici e sul rischio infortunio in ambienti indoor non climatizzati. Il 22,5% riferisce malori o lesioni attribuibili almeno in parte dall’esposizione termica e il 50,4% non beneficia di sistemi di allerta. L’analisi degli infortuni evidenzia che, secondo i valori medi giornalieri di UTCI, il 19% e 26% degli eventi si verificano rispettivamente in condizioni di stress da caldo (da moderato a forte) e da freddo (da lieve a moderato). Circa il 47% dei costi aziendali complessivi per infortuni risulta imputabile a eventi occorsi in giornate con livelli di stress termico, da caldo o da freddo. I risultati confermano le evidenze nazionali su perdita di produttività e burden economico associati all’esposizione termica (Marinaccio et al., 2025) e si allineano alle proiezioni di incremento degli infortuni caldo correlati (Gariazzo et al., 2026). È necessario un approccio integrato, che combini formazione strutturata e continua dei lavoratori, sistemi di allerta e adeguamenti organizzativi basati su indicatori di stress termico, a supporto di misure preventive in grado di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori e di contenere gli oneri economici a carico dell’impresa.
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1. Gariazzo C, Taiano L, Bonafede M, Marinaccio A. Projection of heat-related occupational injuries under climate change and demographic scenarios in Italian cities. Environ Res. 2026; 302: 124644.
2. Taiano L, Gariazzo C, Bonafede M, Marinaccio A, Morabito M. Occupational fatal injuries and extreme temperatures: a case-crossover study in Italy. Environ Res. 2026; 302: 124664.
3. Marinaccio A, Gariazzo C, Taiano L, et al. Climate change and occupational health and safety. Risk of injuries, productivity loss and the co-benefits perspective. Environ Res. 2025; 269: 120844.
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