https://doi.org/10.4081/gimle.964
P010 | ANALISI DELL’EVOLUZIONE DELL’IDENTITÀ PROFESSIONALE DEL MEDICO COMPETENTE
Angela Bagnato, Sara Calicchia, Bruno Papaleo | INAIL, Dipartimento di dipartimento medicina epidemiologia igiene del lavoro e ambientale, Italia
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Obiettivi. Analizzare criticamente i fattori storici, normativi e sociali che contribuiscono a definire l’identità professionale del medico competente, mettendo in evidenza le ricadute sull’autonomia, sull’autorevolezza professionale e sulla qualità della prevenzione nei contesti lavorativi.
Metodi. L’analisi di interviste semi-strutturate condotte in epoca pandemica hanno fornito l’input empirico per la definizione della domanda di ricerca sulla rappresentazione dell’identità professionale del medico del lavoro. È stata quindi condotta un’analisi qualitativa di tipo storico-sociologico basata sulla revisione critica della letteratura scientifica e normativa in materia di medicina del lavoro, integrata con contributi della sociologia delle professioni e con documenti istituzionali e associativi.
Risultati e conclusioni. L’analisi mostra come la figura del medico competente sia il prodotto di un processo di negoziazione tra saperi medici, interessi economici e regolazione normativa, che ha generato una identità professionale che stenta a vedersi riconosciuta nella totalità delle sue attribuzioni. Ciò che emerge è una figura storicamente contraddittoria, nata come mediazione tra tutela della salute e interessi produttivi. A ciò si aggiungono una definizione normativa tardiva e incoerente, che non ha adeguatamente fortificato lo spazio delle competenze, e una collocazione ambigua tra sfera privata (operando come libero professionista incaricato e remunerato dal datore di lavoro di un’organizzazione) e funzione pubblica (dovendo tutelare la salute dei lavoratori), che alimenta diffidenza e sospetto di parzialità. L’identità del medico del lavoro è ulteriormente compromessa da una deriva tecnicistica nella salute e sicurezza sul lavoro che ne ha marginalizzato il ruolo clinico-sociale e di promozione della salute. Quest’ultima sembrerebbe prevalentemente orientata nell’incidere sugli stili di vita del lavoratore, dall’alimentazione al movimento fisico, ma poco capace di impattare sulle condizioni patogene strutturali del contesto lavorativo. I risultati suggeriscono che il pieno riconoscimento della professione richiede non solo interventi normativi, ma anche una riflessione sulla necessità di recupero della dimensione politica e sociale insita nel ruolo del medico del lavoro (3). Tale dimensione, rivendicata esplicitamente negli anni ’70, non può non costituire un tratto fondamentale dell’identità di una professione che si ritrova ad agire in uno spazio, l’impresa, che «è fondamentalmente uno spazio politico» caratterizzato da forte asimmetria e istanze controverse (3).
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1. Calicchia S, Cangiano G, Scolamiero G, Capanna S, Papaleo B. Emerging problems and novel skills: a qualitative analysis on the role of occupational physicians. La Medicina del Lavoro. 2019;110(3):215–225. DOI: https://doi.org/10.23749/mdl.v110i3.8265
2. Bagnato, A., Il medico competente: criticità di una professione scomoda. Cartografie sociali. Rivista semestrale di sociologia e scienze umane, 2022; 14: 83-101
3. Marichalar P. Médecin du travail, médecin du patron: l’indépendance médicale en question. Paris: Presses de Sciences Po; 2014. DOI: https://doi.org/10.3917/scpo.maric.2014.01
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