https://doi.org/10.4081/gimle.877
SPL009 | L’INCLUSIONE DELLA PERSONA DISABILE NEL MONDO DEL LAVORO: PROFILI BIOETICI
Marianna Gensabella | già professore ordinario di Filosofia Morale, Dipartimento di Civiltà antiche e moderne, Università di Messina, Italia
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Obiettivi. A fronte di affermazioni di principio su tale diritto, e di una positiva evoluzione in tal senso del nostro ordinamento, rimane la dura realtà dell’alto tasso di disoccupazione delle persone con disabilità. La disability bioethics può dare un contributo per tentare di colmare questo divario, evidenziando, a partire dal concetto di disabilità come interazione tra menomazione e barriere, che l’agire sul contesto lavorativo, a livello organizzativo, culturale e strutturale, è un’ineludibile responsabilità sociale.
Metodi. Il metodo scelto è fare interagire le affermazioni del paradigma dei principi con la domanda del “paradigma di cura” (Reich, 2003): “come posso prendermi cura della realizzazione di diritti delle persone con disabilità?”. Liberato dall’identificazione con la cura medica e con l’assistenzialismo, tale paradigma si propone di dare risposta alle diverse vulnerabilità, in interazione con i principi di autonomia e di giustizia. La scelta metodologica è dovuta per due caratteristiche che distinguono il paradigma di cura e che sono in sintonia con i Disability Studies: muovere dall’ ascolto delle voci di chi vive il problema e lavorare sul contesto delle relazioni interpersonali e sociali. L’analisi teorica si nutrirà pertanto della narrazione delle esperienze delle persone con disabilità.
Risultati e conclusioni. I risultati attesi di una riflessione che si muova tra disability bioethics e bioetica della cura si delineano nell’ambito della formazione etica. E ciò a partire da una premessa sul rapporto tra vulnerabilità e disabilità: la disabilità è una forma particolare della vulnerabilità che è cifra della condizione umana; tutti siamo vulnerabili e riusciamo a tradurre le nostre capacità in abilità, a seconda degli ostacoli o dei supporti che incontriamo; così come la vulnerabilità comune chiama tutti noi alla cura reciproca, la vulnerabilità particolare segnata dalla menomazione chiama ad una cura e a sostegni particolari secondo i principi di responsabilità e solidarietà. Da qui deriva un principio etico essenziale: la responsabilità sociale di agire sull’interazione tra menomazione e barriere ambientali, per consentire la realizzazione delle capacità delle persone con disabilità, il rispetto e la promozione dei loro diritti. Tra questi il diritto al lavoro ha un significato strategico per la fioritura della persona e la sua inclusione sociale. La bioetica della cura rielabora, quindi, in sinergia con la disability bioethics, dal punto di vista dei due concetti di vulnerabilità e cura, le convinzioni che ritroviamo nella Convenzione ONU del 2006 e che sono state di recente recepite in Italia dalla riforma in materia di disabilità (vedi la Legge delega del 22 dicembre 2021, e i decreti legge successivi), che avrà piena attuazione a partire dal gennaio 2027. È una riforma definita “epocale”, per il suo assumere dalla Convenzione diversi punti innovativi: il cambio di paradigma dal modello medico al modello bio-psico-sociale; la mancata distinzione tra tipi e gravità di menomazione; la valutazione multidimensionale, che prevede la presenza della persona; il progetto di vita; l’accomodamento ragionevole, l’istituzione della figura del Garante dei diritti delle persone con disabilità. A partire da questa riforma Il diritto al lavoro, punto di snodo nell’’inclusione delle persone con disabilità, sarà davvero assicurato alle persone con disabilità? Non è così facile. Lo stesso legislatore, nel decreto legislativo n.62 del 2024, evidenzia la necessità della formazione per un verso, e della sperimentazione per l’altro. Il motivo è chiaro: il cambio di paradigma in materia di disabilità, dall’assistenzialismo ai diritti e alla cittadinanza, incide su convinzioni sedimentate nel simbolico collettivo ed è pertanto esposto a resistenze, culturali e di sistema. La formazione è quindi una necessità, non solo per i professionisti che operano nel settore, ma per l’intera società. Ed è in quest’ambito che la bioetica può dare il suo contributo, muovendosi tra scienza, tecnica ed etica, lavorando sul versante cognitivo ed emotivo, e cercando di promuovere, in interazione con l’etica della comunicazione, nuovi modi di abitare il mondo con le persone con disabilità, nuovi modi, per tornare al nostro tema, di lavorare con loro. Altro compito che la bioetica deve assumere è la vigilanza etica su ciò che del vecchio paradigma, medico-assistenziale, ancora permane sullo sfondo, o negli interstizi, pronto a ricomparire. Una vigilanza che va esercitata soprattutto sui momenti più innovativi della riforma, la valutazione multidimensionale, il progetto di vita e l’accomodamento ragionevole, ponendo attenzione nei primi due casi al rispetto dell’autonomia della persona, e nel terzo a che la “ragionevolezza” non sia un varco per ridurre l’impegno ad adattare l’ambiente di lavoro. Vi è anche un altro punto che è di peculiare interesse per la bioetica per il suo tendersi tra tecnica ed etica: in che modo le nuove tecnologie e l’uso dell’IA possono supportare il diritto all’inclusione nel mondo del lavoro della persona con disabilità? È il delicato ambito dell’informatizzazione, che si trasforma velocemente grazie all’IA, e che può migliorare ma anche esporre a rischi la valutazione multidimensionale. Ed è ancora l’utilizzo di nuove tecnologie, fino alla robotica, che può supportare, ma anche sostituire il lavoratore con disabilità in determinati compiti. Come etica applicata ai problemi della scienza e della tecnica, la bioetica dovrà suggerire le scelte che siano più coerenti con la cura per la realizzazione dei diritti della persona, secondo i principi di autonomia e giustizia.
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1. Reich W.T. Providing Public Care: The Role of Sympathetic Concern. Bioethics Outlook 2003; 3: 1-12.
2. Scully J.L. Disability Bioethics. Moral Bodies, Moral Difference, 2008, Rowman & Littlefield Pub Inc. DOI: https://doi.org/10.5040/9798881827366
3. Tarantino c.-Verga M.(eds) Dossier: Aspetti e aspettative della riforma della disabilità. Sociologia del diritto 2025; v. 52, n.1,
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