https://doi.org/10.4081/gimle.837
SPL007 | EFFETTI DEL LAVORO A TURNI E NOTTURNO NEI PROCESSI DI INVECCHIAMENTO BIOLOGICO
Matteo Bonzini1|2, Anna Comotti2, Luca Ferrari1|2 | 1Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità, Università degli Studi di Milano, Italia; 2SC Medicina del Lavoro, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, Italia
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Obiettivi. Valutare il possibile ruolo del lavoro a turni notturni nei processi di invecchiamento biologico in una popolazione di lavoratori con più di 50 anni attraverso l’analisi della lunghezza dei telomeri edella metilazione del DNA su geni legati all’invecchiamento e ai ritmi circadiani.
Metodi. È stato condotto uno studio lavoratori con più di 50 anni impiegati in due realtà industriali che lavorano a ciclo continuo. La lunghezza dei telomeri è stata determinata mediante PCR quantitativa in tempo reale su DNA estratto da leucociti periferici. L’età epigenetica è stata stimata sulla base dei livelli di metilazione del DNA e l’age acceleration è stata calcolata come residuo della regressione tra età epigenetica ed età cronologica. Le associazioni tra lavoro a turni e marcatori di invecchiamento biologico sono state valutate mediante analisi univariate e modelli di regressione lineare multivariata, aggiustati per età, sesso, abitudine al fumo e BMI.
Risultati. La popolazione in studio era composta da 262 lavoratori, di cui il 45% impegnato in lavoro notturno al momento dell’arruolamento. L’analisi univariata ha evidenziato valori medi di lunghezza dei telomeri inferiori nei lavoratori turnisti e negli ex-turnisti rispetto ai lavoratori non esposti al lavoro notturno. Nei modelli di regressione multivariata, i lavoratori attualmente esposti al lavoro notturno presentavano telomeri significativamente più corti rispetto ai lavoratori non esposti (β= −0.07; p = 0.03), mentre non sono emerse associazioni significative tra lavoro a turni e age acceleration. Tra gli ex-turnisti, una maggiore durata cumulativa dell’esposizione al lavoro notturno è risultata associata a una riduzione della lunghezza dei telomeri (β = −0.01; p = 0.004). Inoltre, il numero di anni trascorsi dalla cessazione del lavoro notturno è risultato associato a un incremento della lunghezza dei telomeri (β = 0.01; p = 0.001) e a una riduzione dell’age acceleration (β = −0.08; p = 0.05).
Discussione. L’esposizione prolungata al lavoro a turni notturni può essere associata a segni di invecchiamento biologico cellulare, evidenziati dall’accorciamento dei telomeri. Tuttavia, l’osservazione di un possibile recupero della lunghezza telomerica dopo la cessazione dell’esposizione suggerisce la presenza di meccanismi biologici almeno in parte reversibili. Per verificare il ruolo delle alterazioni del sonno legato ai turni nel processo di invecchiamento sono in corso le analisi della metilazione dei geni clock in questa stessa popolazione, così da poter ipotizzare il meccanismo di azione e fornire indicazioni per strategie preventive e/o di mitigazione del rischio.
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