Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina del Lavoro (SIML)
Vol. 48 No. s2 (2026): 88° Congresso Nazionale di Medicina del Lavoro (SIML)
https://doi.org/10.4081/gimle.837

SPL007 | EFFETTI DEL LAVORO A TURNI E NOTTURNO NEI PROCESSI DI INVECCHIAMENTO BIOLOGICO

Matteo Bonzini1|2, Anna Comotti2, Luca Ferrari1|2 | 1Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità, Università degli Studi di Milano, Italia; 2SC Medicina del Lavoro, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, Italia

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Introduzione. Il lavoro a turni, in particolare quello comprensivo di notti, rappresenta una modalità organizzativa sempre più diffusa nei moderni sistemi produttivi, ma può comportare importanti implicazioni per la salute dei lavoratori. La desincronizzazione dei ritmi circadiani, le alterazioni del ciclo sonno-veglia e le modificazioni di diversi processi fisiologici associate al lavoro notturno sono state infatti correlate a un aumento del rischio di patologie croniche. Negli ultimi anni l’attenzione della ricerca si è progressivamente estesa anche al possibile ruolo del lavoro a turni nei processi di invecchiamento biologico. In questo contesto, il concetto di età biologica, che riflette lo stato funzionale dell’organismo rispetto all’età cronologica, può essere influenzato da fattori ambientali, stili di vita ed esposizioni occupazionali. Tra i principali biomarcatori utilizzati per stimare l’età biologica vi sono la metilazione del DNA e la lunghezza dei telomeri; in particolare, l’accorciamento dei telomeri è considerato un indicatore di senescenza cellulare ed è stato anche associato allo sviluppo di diverse patologie correlate all’età. Invece per verificare l’effetto epigenetico del disturbo del ciclo sonno veglia è possibile analizzare la metilazione die geni clock.
Obiettivi. Valutare il possibile ruolo del lavoro a turni notturni nei processi di invecchiamento biologico in una popolazione di lavoratori con più di 50 anni attraverso l’analisi della lunghezza dei telomeri edella metilazione del DNA su geni legati all’invecchiamento e ai ritmi circadiani.
Metodi. È stato condotto uno studio lavoratori con più di 50 anni impiegati in due realtà industriali che lavorano a ciclo continuo. La lunghezza dei telomeri è stata determinata mediante PCR quantitativa in tempo reale su DNA estratto da leucociti periferici. L’età epigenetica è stata stimata sulla base dei livelli di metilazione del DNA e l’age acceleration è stata calcolata come residuo della regressione tra età epigenetica ed età cronologica. Le associazioni tra lavoro a turni e marcatori di invecchiamento biologico sono state valutate mediante analisi univariate e modelli di regressione lineare multivariata, aggiustati per età, sesso, abitudine al fumo e BMI.
Risultati. La popolazione in studio era composta da 262 lavoratori, di cui il 45% impegnato in lavoro notturno al momento dell’arruolamento. L’analisi univariata ha evidenziato valori medi di lunghezza dei telomeri inferiori nei lavoratori turnisti e negli ex-turnisti rispetto ai lavoratori non esposti al lavoro notturno. Nei modelli di regressione multivariata, i lavoratori attualmente esposti al lavoro notturno presentavano telomeri significativamente più corti rispetto ai lavoratori non esposti (β= −0.07; p = 0.03), mentre non sono emerse associazioni significative tra lavoro a turni e age acceleration. Tra gli ex-turnisti, una maggiore durata cumulativa dell’esposizione al lavoro notturno è risultata associata a una riduzione della lunghezza dei telomeri (β = −0.01; p = 0.004). Inoltre, il numero di anni trascorsi dalla cessazione del lavoro notturno è risultato associato a un incremento della lunghezza dei telomeri (β = 0.01; p = 0.001) e a una riduzione dell’age acceleration (β = −0.08; p = 0.05).
Discussione. L’esposizione prolungata al lavoro a turni notturni può essere associata a segni di invecchiamento biologico cellulare, evidenziati dall’accorciamento dei telomeri. Tuttavia, l’osservazione di un possibile recupero della lunghezza telomerica dopo la cessazione dell’esposizione suggerisce la presenza di meccanismi biologici almeno in parte reversibili. Per verificare il ruolo delle alterazioni del sonno legato ai turni nel processo di invecchiamento sono in corso le analisi della metilazione dei geni clock in questa stessa popolazione, così da poter ipotizzare il meccanismo di azione e fornire indicazioni per strategie preventive e/o di mitigazione del rischio.

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1. Benayoun BA, Pollina EA, Brunet A. Epigenetic regulation of ageing: linking environmental inputs to genomic stability. Nat Rev Mol Cell Biol. 2015;16:593–610.

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1.
SPL007 | EFFETTI DEL LAVORO A TURNI E NOTTURNO NEI PROCESSI DI INVECCHIAMENTO BIOLOGICO: Matteo Bonzini1|2, Anna Comotti2, Luca Ferrari1|2 | 1Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità, Università degli Studi di Milano, Italia; 2SC Medicina del Lavoro, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, Italia. G Ital Med Lav Ergon [Internet]. 2026 Oct. 1 [cited 2026 Oct. 13];48(s2). Available from: https://medicine.pagepress.net/gimle/article/view/837