https://doi.org/10.4081/gimle.830
SPA021 | DIISOCIANATI: VALUTAZIONE DELL’ESPOSIZIONE E CRITICITÀ DEL MONITORAGGIO AMBIENTALE
Andrea Cattaneo1, Gianandrea Maria Gino2 | 1Università degli Studi dell’Insubria, Dipartimento di Scienza e Alta Tecnologia, Como, Italia; 2Studio SIRT Milano, Italia
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Obiettivi. Analizzare le criticità nella valutazione dell’esposizione a diisocianati alla luce dei nuovi obblighi normativi europei e dei limiti di esposizione recentemente introdotti.
Metodi. Revisione critica della letteratura tecnico-scientifica, con analisi delle strategie di campionamento (UNI EN 689), dei metodi analitici (ISO, NIOSH, OSHA) e del nuovo valore limite UE espresso come gruppi reattivi totali (NCO).
Risultati e conclusioni. Le esposizioni ai diisocianati risultano altamente variabili in funzione dei processi (spruzzo, produzione di schiume, adesivi), con ampi intervalli di concentrazione ambientale [1]. La Direttiva (UE) 2024/869 introduce un valore limite vincolante espresso come somma dei gruppi isocianici (TRIG/NCO), pari a 6 µg NCO/m3 (TWA 8 ore) e 12 µg NCO/m3 (STEL 15 minuti), con un regime transitorio fino al 31 dicembre 2028 (10 e 20 µg NCO/m3). Tali valori, particolarmente cautelativi, pongono rilevanti criticità applicative: necessità di metodi analitici con limiti di quantificazione molto bassi, difficoltà di determinazione completa di oligomeri e specie reattive e rischio di sottostima dell’esposizione se si considerano singoli composti. L’approccio basato sui gruppi NCO totali rappresenta quindi un avanzamento sostanziale, ma richiede adeguamento delle metodiche e delle strategie di monitoraggio [2]. Nel quadro nazionale, l’art. 225, c. 2, del D.Lgs. 81/2008 configura del resto la misurazione degli agenti chimici pericolosi come regola e non come eccezione, cosicché l’adeguamento delle metodiche analitiche diviene presupposto di conformità oltre che di tutela. Permangono criticità nella valutazione dell’esposizione cutanea e nelle esposizioni di breve durata ad alta intensità, spesso rilevanti nei cicli produttivi reali. Il monitoraggio biologico costituisce un utile complemento, ma è limitato dalla cinetica dei biomarcatori urinari. In conclusione, l’entrata in vigore dei nuovi valori limite europei impone un rafforzamento dei sistemi di valutazione dell’esposizione, richiedendo un approccio integrato che combini monitoraggio ambientale avanzato, indicatori biologici e rigorose misure di prevenzione ordinate secondo la gerarchia di cui all’art. 15 del D.Lgs. 81/2008 privilegiando, ove tecnicamente possibile, la sostituzione con prodotti a tenore di diisocianati inferiore allo 0,1 % in peso, unitamente alla formazione abilitante prevista dalla restrizione REACH n. 74 [3] e alla sorveglianza sanitaria (artt. 229 e ss.).
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1. Rother D, Schlüter U. Occupational Exposure to Diisocyanates in the European Union. Ann Work Expo Health. 2021. DOI: https://doi.org/10.1093/annweh/wxab021
2. McConnachie G, Johnson P. Total Reactive Isocyanate Group (TRIG) Measurement. Ann Work Expo Health. 2023;67(5):553-558. DOI: https://doi.org/10.1093/annweh/wxad007
3. European Commission. Commission Regulation (EU) 2020/1149 of 3 August 2020 amending Annex XVII to Regulation (EC) No 1907/2006 (REACH) as regards diisocyanates. Off J Eur Union. 2020; L252:24.
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