https://doi.org/10.4081/gimle.1122
P168 | SCREENING ONCOLOGICI E HCV NEI LUOGHI DI LAVORO: RISULTATI PRELIMINARI DEL PROGRAMMA ASL FOGGIA 2025-2026
Francesca Maglietta1, Antonio Cesareo2, Elvira Sparacia3, Addolorata Arsa4 | 1Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva - Università degli Studi di Foggia, Italia; 2Dipartimento di Tecnologie Innovative in Medicina e Odontoiatria, Scuola di Specializzazione in Medicina del Lavoro, Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti - Pescara, Italia; 3Dipartimento di Prevenzione, Centro Screening Oncologico - Asl Foggia, Italia; 4Dipartimento di Prevenzione, SPESAL – Asl Foggia, Italia
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Obiettivi. Descrivere i dati preliminari di partecipazione al programma degli screening oncologici nei lavoratori delle aziende della provincia di Foggia aderenti all’iniziativa, valutandone fattibilità organizzativa e adesione.
Metodi. È stato condotto uno studio osservazionale descrittivo preliminare sulle adesioni dei lavoratori e sulle prestazioni erogate nelle aziende aderenti nel periodo aprile 2025 - marzo 2026. Per ciascun soggetto iscritto all’iniziativa tramite la propria azienda è stata verificata l’eleggibilità ai singoli screening secondo i criteri dei programmi regionali. Sono stati inclusi i lavoratori candidabili ad almeno un test; esclusi i non eleggibili e considerati non partecipanti i soggetti assenti o non sottoposti ad alcuna prestazione. L’analisi statistica ha previsto metodi descrittivi e test del chi-quadro.
Risultati e Conclusioni. Sono stati coinvolti 329 lavoratori, con 623 prestazioni di screening oncologico e HCV erogate, pari a 671 includendo le vaccinazioni antitetaniche. Le attività hanno riguardato prevalentemente test HCV (56,5%), screening del colon-retto (22,3%), mammografie (10,8%) e HPV test (10,4%). Il tasso medio di partecipazione è stato del 94,5%, evidenziando un’elevata adesione nei contesti occupazionali coinvolti. È emersa una differenza significativa nella distribuzione delle prestazioni tra le sedi lavorative coinvolte (χ2=66,32; p=0,00015). Tale variabilità va interpretata alla luce della diversa eleggibilità ai programmi di screening, definiti per sesso e fasce d’età, e della eterogeneità dei contesti occupazionali coinvolti, comprendenti strutture sanitarie, enti pubblici, istituzioni universitarie e realtà produttive private. Il dato suggerisce che il modello mobile consente di intercettare bisogni preventivi differenziati nei diversi ambienti di lavoro. I risultati supportano il ruolo del luogo di lavoro come setting privilegiato per interventi di prevenzione proattiva, configurando il modello mobile SPESAL-ASL Foggia come un approccio innovativo e sostenibile per migliorare l’accesso agli screening, ridurre le disuguaglianze e rafforzare l’integrazione tra sanità pubblica e medicina del lavoro. Tale modello risulta potenzialmente replicabile e integrabile nei programmi di prevenzione a livello regionale.
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