Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina del Lavoro (SIML)
Vol. 48 No. s2 (2026): 88° Congresso Nazionale di Medicina del Lavoro (SIML)
https://doi.org/10.4081/gimle.1069

P115 | RISCHIO OCCUPAZIONALE DA CLOSTRIDIOIDES DIFFICILE NEGLI OPERATORI SANITARI: REVISIONE SISTEMATICA DELLA LETTERATURA

Claudia Paolercio1, Salvatore Della Notte1, Luca Fontana1, Veruscka Leso1, Ivo Iavicoli2|3 | 1Dipartimento di Sanità Pubblica, Università degli Studi di Napoli Federico II, Napoli, Italia; 2Dipartimento di Sicurezza e Bioetica, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma, Italia; 3UOC di Medicina del Lavoro, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, Roma, Italia

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Introduzione. Gli operatori sanitari (OS) sono quotidianamente esposti a molteplici agenti biologici, tra cui Clostridioides difficile (CD), uno dei principali patogeni responsabili di infezioni correlate all’assistenza. La gestione di pazienti con diarrea associata a CD rappresenta un contesto assistenziale a rischio, nel quale gli operatori possono andare incontro a contaminazione transitoria o colonizzazione asintomatica, con potenziale evoluzione verso l’infezione. Nei pazienti ospedalizzati, la colonizzazione da CD è stimata intorno al 20%, spesso in assenza di manifestazioni cliniche. Tuttavia, le evidenze disponibili su infezione e colonizzazione negli operatori sanitari sono ancora limitate, così come la definizione dei fattori di rischio individuali e professionali.
Obiettivi. Obiettivo dello studio è valutare il rischio di infezione e/o colonizzazione da C. difficile negli OS, analizzando le principali modalità di esposizione professionale e i possibili fattori di rischio individuali e lavorativi associati alla contaminazione, alla colonizzazione asintomatica e allo sviluppo di malattia.
Metodi. È stata realizzata una revisione sistematica della letteratura seguendo le indicazioni PRISMA, consultando i principali database biomedici (PubMed, Scopus e Web of Science). L’obiettivo della ricerca era individuare gli studi che analizzano l’esposizione professionale degli operatori sanitari a C. difficile, considerando in particolare colonizzazione asintomatica, infezione, e determinanti di rischio individuali e occupazionali. Sono stati presi in esame studi osservazionali, revisioni e contributi scientifici recenti. Per ciascun articolo incluso sono stati valutati la tipologia di popolazione, il contesto assistenziale, le modalità di esposizione, e gli esiti principali relativi a colonizzazione, infezione e potenziale trasmissione in ambiente sanitario.
Risultati. La revisione evidenzia che la trasmissione di CD dai pazienti infetti agli OS è biologicamente plausibile, ma le infezioni sintomatiche documentate negli OS risultano rare e prevalentemente descritte come case report o piccole serie (la più numerosa di 9 OS in Messico).1 I casi sono occorsi in medici ed infermieri di età compresa tra i 24 e i 53 anni, che hanno sviluppato diarrea e positività alla citotossina di CD dopo l’assistenza a pazienti infetti.1,2 Nei casi descritti, il principale fattore predisponente è rappresentato dall’esposizione ad antibiotici (64-100% dei casi), in particolare amoxicillina, amoxicillina-clavulanato, clindamicina, claritromicina e fluorochinoloni (RR 4.5). Anche l’uso di inibitori di pompa protonica (IPP) emerge come possibile cofattore (RR=2.0), in linea con dati di letteratura che ne indicano l’associazione con le infezioni nei pazienti ospedalizzati.1 Per quanto riguarda la colonizzazione, i risultati sono eterogenei con tassi che oscillano tra lo 0% e il 13%.3 La contaminazione delle mani rappresenta un ulteriore elemento rilevante nella dinamica di trasmissione: dopo l’assistenza a pazienti con infezione da CD, la positività delle mani degli OS varia tra 0% e 59%. Inoltre, la contaminazione di cute o indumenti dopo la rimozione di guanti e camice è stata osservata nel 46% dei casi.
Conclusioni. Le evidenze indicano che l’infezione da CD negli OS è rara, ma possibile, soprattutto in presenza di fattori predisponenti individuali quali antibiotici e PPI. La prevenzione deve integrare uso appropriato degli antibiotici, corretta igiene delle mani, adeguata gestione dei DPI e formazione specifica nelle aree a rischio.

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1. Aguirre-García GM, et al. A. Clostridioides difficile infections among healthcare workers. American Journal of Infection Control. 2020;48(10):1270-1272. DOI: https://doi.org/10.1016/j.ajic.2020.01.012

2. Jullian-Desayes I, et al. Clostridium difficile contamination of health care workers’ hands and its potential contribution to the spread of infection: Review of the literature. Am J Infect Control. 2017;45(1):51-58. DOI: https://doi.org/10.1016/j.ajic.2016.08.017

3. Friedman ND, et al. Prevalence of Clostridium difficile colonization among healthcare workers. BMC Infect Dis. 2013 Oct 4;13:459. DOI: https://doi.org/10.1186/1471-2334-13-459

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1.
P115 | RISCHIO OCCUPAZIONALE DA CLOSTRIDIOIDES DIFFICILE NEGLI OPERATORI SANITARI: REVISIONE SISTEMATICA DELLA LETTERATURA: Claudia Paolercio1, Salvatore Della Notte1, Luca Fontana1, Veruscka Leso1, Ivo Iavicoli2|3 | 1Dipartimento di Sanità Pubblica, Università degli Studi di Napoli Federico II, Napoli, Italia; 2Dipartimento di Sicurezza e Bioetica, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma, Italia; 3UOC di Medicina del Lavoro, Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, Roma, Italia. G Ital Med Lav Ergon [Internet]. 2026 Oct. 1 [cited 2026 Oct. 13];48(s2). Available from: https://medicine.pagepress.net/gimle/article/view/1069