https://doi.org/10.4081/gimle.1025
P071 | ESPOSIZIONE OCCUPAZIONALE ALLE RADIAZIONI ULTRAVIOLETTE NEI PESCATORI PROFESSIONISTI: EVIDENZE DOSIMETRICHE E IMPLICAZIONI MEDICO-LEGALI PER IL RICONOSCIMENTO DELLE PATOLOGIE CUTANEE CORRELATE AL LAVORO
Emanuele Cannizzaro, Luigi Cirrincione, Francesca Fiorella, Maria Gabriella Verso, Carmelo Consiglio, Ginevra Malta | Dipartimento di Promozione della Salute, della Madre e del Fanciullo, Medicina Interna e Specialità d'Eccellenza (PROMISE), Università degli Studi di Palermo, Italia
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Obiettivi. Questo studio mira a caratterizzare l'esposizione agli UV tra i pescatori nell'area di Palermo e a valutarne i determinanti e gli effetti cutanei acuti.
Metodi. È stato condotto uno studio osservazionale prospettico tra 60 pescatori volontari di età ≥18 anni nella zona costiera di Palermo, con almeno 3 ore di lavoro giornaliero sul ponte e in assenza di patologie cutanee acute. Il monitoraggio, svolto nell'arco di quattro giornate lavorative primaverili/estive, ha utilizzato dosimetri eritemali passivi posizionati sul collo e sull'avambraccio. Sono stati raccolti dati sulle condizioni di lavoro, sulla fotoprotezione e sui fattori individuali (età, sesso, fototipo di Fitzpatrick, anni di lavoro all'aperto, anamnesi di scottature solari e storia clinica di tumori cutanei/cheratosi attinica). L'eritema entro 24 ore è stato registrato per presenza, localizzazione e gravità. L'esposizione agli UV è stata analizzata utilizzando mediane/IQR e modelli GEE; i modelli GEE binomiali hanno stimato gli OR. Gli aspetti etici hanno seguito la Dichiarazione di Helsinki; non è stata richiesta approvazione. È stato utilizzato GraphPad Prism v10.2.0.
Risultati e conclusioni. I pescatori professionisti nel Mediterraneo sono esposti a livelli significativi di radiazioni ultraviolette (UV), come dimostrato dalla dosimetria personale in condizioni reali di lavoro. L'esposizione varia su base stagionale, con dosi più elevate nei mesi più caldi, e colpisce principalmente le aree cronicamente esposte al sole come la nuca e gli arti superiori. La relazione dose-risposta osservata per l'eritema entro 24 ore, insieme ai meccanismi biologici consolidati (danno al DNA, stress ossidativo e alterazioni immunitarie), supporta la rilevanza clinica dei risultati e un modello di esposizione cumulativa. Ciò suggerisce che ripetute esposizioni occupazionali possono aumentare il rischio di cheratosi attiniche e tumori cutanei non melanoma.I risultati sono coerenti con i criteri di causalità di Bradford Hill, inclusi la relazione dose-risposta, la plausibilità biologica, la temporalità e l'accordo con le evidenze internazionali. Studi condotti in diversi paesi confermano che il lavoro prolungato all'aperto, la mancanza di una schermatura adeguata e la riflessione ambientale sono i principali determinanti dell'esposizione nei pescatori e nei lavoratori marittimi.Le misure di fotoprotezione come indumenti protettivi, copricapi e l'ombreggiamento a bordo sono associati a dosi di UV inferiori, indicando che una parte sostanziale del rischio è prevenibile attraverso semplici interventi. Questo supporta le strategie di prevenzione basate sul luogo di lavoro e la promozione della salute mirata.Più in generale, l'esposizione occupazionale agli UV è un fattore di rischio ben riconosciuto e prevenibile per il cancro della pelle nei lavoratori all'aperto, evidenziando la sua rilevanza per la salute pubblica.Da una prospettiva medico-legale, la misurazione oggettiva dell'esposizione tramite dosimetria personale, combinata con l'evidenza di una relazione dose-effetto, rafforza la ricostruzione causale nelle patologie cutanee occupazionali e migliora la trasparenza e l'affidabilità delle valutazioni forensi in condizioni multifattoriali.
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